Sistema linfatico e yoga

Essendo oramai giunti a maggio, era il momento di cambiare la sequenza e così mi sono lasciata ispirare dal sistema linfatico, che particolarmente con l’arrivo del caldo può venir messo a dura prova.

Il sistema linfatico è molto affascinante quanto spesso  sottovalutato. Non di rado lo si ritiene semplicemente un fratello minore del sistema cardio circolatorio, principalmente conosciuto e temuto per poter causare, in caso di funzionamento scorretto, cellulite e pelle a buccia di arancia come anche edemi. Ma il sistema linfatico è molto di più. Esso svolge principalmente tre funzioni:difensiva a livello immunitario, di assorbimento dei grassi e di riequilibrio e redistribuzione dei fluidi.

Possiamo immaginarlo come una fitta rete stradale che percorre il nostro corpo, con delle aree di sosta, svincoli di scambio, ma anche vicoli ciechi. Esso è costituito da ghiandole, da vasi e da linfonodi.
La milza, le tonsille, le adenoidi e anche il timo rientrano nel circuito del sistema linfatico.
In questa rete che percorre il nostro corpo, scorre la cosiddetta linfa, un fluido extra-cellulare, proveniente dai capillari e facente parte del liquido sanguigno pompato dal cuore, che quando accede ai vasi linfatici prende appunto il nome di linfa.

Una delle posizioni della nuova sequenza

Attraverso il sistema linfatico il nostro corpo convoglia tossine e materiali di scarto dalla periferia agli organi deputati alla depurazione. Esso sale dai piedi fino alla testa ma non ha un sistema di pompaggio come il sistema cardio circolatorio e si affida invece ai muscoli: sono essi con il loro movimento a garantire lo scorrere della linfa. Per questa ragione l’attività fisica è una sua grande alleata!

Il caldo, gli scompensi ormonali, una dieta non particolarmente equilibrata possono favorire un suo ridotto funzionamento ed essere tra le cause di una cattiva circolazione.

L’inguine è un’altra parte del corpo che vogliamo stimolare quando lavoriamo sul sistema linfatico

Nella sequenza di questi prossimi mesi lavoreremo in una prima parte proprio a risvegliare il corpo muovendolo in sincronia col respiro e nella seconda in particolare porteremo l’attenzione sui punti dove si trovano i linfonodi, quindi collo, ascelle, inguine, torace e addome.

Buon maggio a tutti!

Suptavajrasana, la posizione del diamante dormiente

Suptavajrasana nella sua versione classica stimola particolarmente il meridiano di Stomaco

Suptavajrasana è una posizione che si può tenere sia nella pratica di yoga più dinamica che nello yin yoga. Supta vuol dire supino, disteso o dormiente, mentre vajra significa diamante e quindi è chiamata posizione del diamante dormiente.

Il primo approccio può essere abbastanza intenso, per questo è sempre bene provare a praticarla con un bolster o, in mancanza di questo, di tanti cuscini o coperte abbastanza pesanti.

Suptavajrasana ha moltissimi benefici: ottima se praticata prima del pranayama o di asana che richiedono un inarcamento all’indietro, facilita inoltre la digestione dopo i pasti e può dare sollievo alle gambe dopo ore in piedi o in cammino.

Con il sostegno di un bolster la posizione diventa molto più appropriabile e comodo per essere tenuta a lungo

Questa posizione calma la mente perché apre l’addome e il torace, permettendoci di respirare in maniera più profonda e consapevole. In Suptavajrasana vengono stirati alcuni punti importanti nell’agopuntura che stimolano il meridiano dello stomaco, rendendo questa posizione un buon rimedio all’indigestione o ai disturbi dello stomaco. Quando la schiena è ben sostenuta, può essere anche un valido aiuto durante la gravidanza per alleviare le classiche nausee mattutine. 

I suoi benefici non si fermano qui, perché questa posizione allunga i muscoli estensori della gamba e il muscolo psoas che connette il tronco e le gambe in profondità, riducendo la fatica e la pesantezza causate dall’iperestensione o dal restare in piedi a lungo. Riduce anche la tendenza alle vene varicose e l’edema negli arti inferiori. Sebbene per chi abbia lesioni alle ginocchia o alle caviglie non sia adatta, può essere molto benefica anche per queste articolazioni perché le apre e le fortifica, favorendo un inarcamento sano.

Suptavajrasana nella variazione con i piedi aperti esternamente stimola maggiormente il meridiano i milza

Ho sperimentato con una mia allieva che può aiutare ad attenuare i dolori dell’artrite. L’importante è sempre eseguirla nella maniera giusta, con dei buoni supporti e, se possibile, rimanerci un po’ di tempo (anche 10 minuti).

Se praticata bene, aiuta molto a calmare la mente e regola il ritmo sonno-vegllia, eliminando i principali disturbi del sonno. Proprio per questo la propongo spesso durante le lezioni di yin yoga, sia per stimolare l’elemento terra (e quindi lo stomaco), sia per rilassare la mente.

Suptavajrasana può aiutare anche ad attenuare i disturbi dell’asma, del raffreddore e le allergie, così come il mal di testa.

Come tutte le posizioni inarcate, infine, quest’asana può donarci un pieno di energia.

Buona pratica a tutti!

Un esperimento sul saper cogliere la bellezza

Un violinista nella metropolitana, una storia vera. Un uomo si mise a sedere in una stazione della metro a Washington DC ed iniziò a suonare il violino; era un freddo mattino di gennaio. Suonò sei pezzi di Bach per circa 45 minuti. Durante questo tempo, poiché era l’ora di punta, era stato calcolato che migliaia di persone sarebbero passate per la stazione, molte delle quali sulla strada per andare al lavoro. Passarono 3 minuti ed un uomo di mezza età notò che c’era un musicista che suonava. Rallentò il passo e si fermò per alcuni secondi e poi si affrettò per non essere in ritardo sulla tabella di marcia. Alcuni minuti dopo, il violinista ricevette il primo dollaro di mancia: una donna tirò il denaro nella cassettina e senza neanche fermarsi continuò a camminare. Pochi minuti dopo, qualcuno si appoggiò al muro per ascoltarlo, ma l’uomo guardò l’orologio e ricominciò a camminare. Quello che prestò maggior attenzione fu un bambino di 3 anni. Sua madre lo tirava, ma il ragazzino si fermò a guardare il violinista. Finalmente la madre lo tirò con decisione ed il bambino continuò a camminare girando la testa tutto il tempo. Questo comportamento fu ripetuto da diversi altri bambini. Tutti i genitori, senza eccezione, li forzarono a muoversi. Nei 45 minuti in cui il musicista suonò, solo 6 persone si fermarono e rimasero un momento. Circa 20 gli diedero dei soldi, ma continuarono a camminare normalmente. Raccolse 32 dollari. Quando finì di suonare e tornò il silenzio, nessuno se ne accorse. Nessuno applaudì, né ci fu alcun riconoscimento. Nessuno lo sapeva ma il violinista era Joshua Bell, uno dei più grandi musicisti al mondo. Suonò uno dei pezzi più complessi mai scritti, con un violino del valore di 3,5 milioni di dollari. Due giorni prima che suonasse nella metro, Joshua Bell fece il tutto esaurito al teatro di Boston e i posti costavano una media di 100 dollari. Questa è una storia vera. L’esecuzione di Joshua Bell in incognito nella stazione della metro fu organizzata dal quotidiano Washington Post come parte di un esperimento sociale sulla percezione, il gusto e le priorità delle persone. La domanda era: “In un ambiente comune ad un’ora inappropriata: percepiamo la bellezza? Ci fermiamo ad apprezzarla? Riconosciamo il talento in un contesto inaspettato?”. Ecco una domanda su cui riflettere: “Se non abbiamo un momento per fermarci ed ascoltare uno dei migliori musicisti al mondo suonare la miglior musica mai scritta, quante altre cose ci stiamo perdendo?”

La Primavera e l’elemento Legno

L’ideogramma “mu”, Legno, rappresenta un albero ben radicato (i tratti a destra e sinistra sono le radici), che si erige in alto col proprio tronco e con tutta la vitalità dei propri rami.

La primavera in medicina cinese è rappresentata dall’elemento Legno, i cui organi collegati sono Fegato e Vescicola Biliare, o più comunemente chiamata cistifellea.

Possiamo vedere questo elemento come il seme che contiene tutto il potenziale per diventare un grande, maestoso albero. Pensate al lavoro della natura in primavera: germinazione, boccioli, fioritura, l’erba che cresce velocissima. Non a caso Legno, associato all’uomo, rappresenta l’infanzia e quindi la crescita, l’entusiasmo, l’apertura. 

Il Fegato, nella visione confuciana, è il generale che sceglie la strategia, mentre Vescicola Biliare ha il ruolo di ufficiale imparziale che prende le decisioni.
Quando i due organi sono in equilibrio, ci donano una chiara visione per poter scegliere quale strada prendere e ci danno la possibilità di poterci realizzare guardando ad un futuro non totalmente immaginario, ma realistico e “studiato” in base alle nostre capacità odierne.

In caso di deficit avremo codardia e mancanza di visione e fiducia in se stessi, mentre  in caso di eccesso, avremo rabbia, frustrazione e incapacità di confrontarci in maniera costruttiva con le nostre emozioni e di conseguenza con i nostri bisogni. Se si hanno dei bambini è molto facile vedere l’impulso del fegato: toglietegli la fiducia in se stessi, sottostimateli e avrete un perfetto esempio di deficit; impeditegli di fare qualcosa cui lui tiene molto e avrete un ottimo esempio di eccesso.

Percorso del meridiano di Fegato

Percorso del meridiano di Vescicola Biliare

Non è un caso che il fegato governi la vista: ci vuole una buona visione d’insieme e al contempo uno sguardo attento e netto per fare la giusta mossa. Il detto “non ci vedo più dalla rabbia” esprime veramente un aspetto di quest’organo. Avete notato che molto spesso i fastidi agli occhi avvengono principalmente in primavera? Ma non ci fermiamo qui: quando è notte, il fegato sposta l’attenzione dagli occhi al sogno, la visione interna, e  sogni agitati spesso parlano di un fegato in sofferenza.

A livello nutritivo, è il momento di mangiare più verdure amare per pulirci, nutrire il sangue e risvegliarci dall’inverno, permettendo al fegato di funzionare al meglio in una stagione dove gli sta già domandando tanto.

Upavishta Konasana, ottima posizione per Fegato

Con lo yoga possiamo lavorare sui meridiani di Fegato e Vescicola Biliare, quindi ad esempio con gli allungamenti del costato e con le aperture delle anche. In generale, aprirsi alla vita che si rinnova è la medicina migliore!

Vi lascio con un brano tratto dal Suwen che descrive benissimo la primavera e alcuni aspetti dell’elemento Legno:

“I tre mesi della primavera donano sviluppo e varietà. Il cielo e la terra generano vita; le innumerevoli cose fioriscono.
Va a letto tardi e alzati presto. Attraversa il cortile a passi ampi, i capelli sciolti e il corpo rilassato, e in questo modo dirigi la tua mente sulla vita. 
Fare nascere e non uccidere, dare e non togliere, ricompensare e non castigare, questa è la via per vivere in armonia con il qi della primavera e nutrire la vita”.

Buona primavera a tutti!

Un po’ di noia, per favore!

Più o meno un anno fa la mia insegnante di alimentazione energetica ha detto una frase che era destinata a diventare una mia citazione.

Parlavamo dello yin, del lato inconscio, materico, associandolo alla sera, al momento in cui i processi di rigenerazione del corpo cominciano. Lo yin chiama il raccoglimento, il riposo, il silenzio e Karin, così si chiama la mia insegnante, facendo l’associazione a come si vive la notte ai giorni nostri, disse una frase stupenda: “Ci si dovrebbe annoiare un po’ di più”. 

In effetti sembra che questa società in cui viviamo faccia di tutto per eradicare la noia: abbiamo stimoli continui, a richiesta e anche senza richiesta. Le luci della città ci confondono, i rumori per chi sta in una grande città impediscono il silenzio e addirittura oramai abbiamo migliaia di possibilità di evasione, sia fisici che virtuali. Per fortuna non è il nostro caso, avendo delle bimbe piccole siamo noi, molto felicemente, a seguire il loro ritmo ben più sano. Però sento molto profondamente questa disconnessione da noi stessi, di cui siamo tutti, chi più chi meno, vittime.

Qualche mese fa sono riuscita a vedere il nuovo film di Zerocalcare, Strappare lungo i bordi e ho sorriso davanti a una scena che credo ricalchi molto bene questa situazione: lui stravaccato sul divano, felicissimo perché può passare una piacevole serata a guardare un film. Accende il pc e cerca su netflix ma non sa cosa scegliere: molti film li ha già visti e molti ancora vorrebbe vederli. Alla fine si fa molto tardi e lui non ha ancora scelto nulla ed è stanchissimo e depresso. 

Siamo tutti più o meno succubi di questo disagio: troppe scelte, troppa informazione, troppo rumore, troppi stimoli, troppe luci. Gli occhi si stancano, il cervello non riposa, il sistema digestivo rallenta. Insomma, il nostro lato yin non viene coccolato e ascoltato e così tutti i suoi processi vengono rallentati. E quando parliamo di yin parliamo di ossa, di rigenerazione, di tutti i processi metabolici ma anche di quiete mentale. Viviamo in una società che sembra prendere in considerazione solo il lato yang, dinamico, veloce, scattante della vita. Tutto il resto è noia. 

Eppure, un po’ di sana noia ci serve. Per questo sono molto grata alla mia insegnante, perché in maniera molto semplice e diretta ha descritto quello che ci manca con una parola che mette paura a tutti. Osservando le persone in giro è incredibile vedere quanto spesso il telefonino venga tirato fuori giusto per scacciare quel breve minuto di attesa alla cassa del supermercato o sul tram o in una sala d’attesa. Non siamo più abituati a stare con noi stessi e meno lo facciamo più ci disabituiamo. 

Dobbiamo essere quindi noi più forti, più saggi, per saper prendere la giusta distanza e poter quindi godere solo del lato bello, che innegabilmente c’è, del progresso. 
Prendiamoci dei momenti di noia, restando in coda semplicemente osservando, ascoltando il contatto dei piedi con la terra, prendendoci del tempo per stare in silenzio. Impariamo a stare qui, ora. Mi sto annoiando? Ne sono poi così sicuro? Non potrebbe essere invece questo perenne movimento a sovraeccitarmi così tanto da rendermi stanco e insoddisfatto?

Buona sana noia a tutti!

 

Chakrasana, la posizione della ruota

Chakrasana

Chakrasana letteralmente significa posizione della ruota, un nome che si ispira al movimento e alla forma del corpo mentre la si esegue. Alcune tradizioni la chiamano urdhva dhanurasana, la “posizione dell’arco verso l’alto”.

Chakrasana con braccio sollevato

A livello sottile quest’asana è strettamente collegata ai centri energetici del nostro corpo, i chakra. In questa posa infatti la spina dorsale viene premuta uniformemente verso la parte anteriore del corpo, aprendo non solo lo spazio interno del corpo, ma attirando anche la nostra coscienza a tutti i chakra lungo la spina dorsale. Queste “ruote” di energia influenzano la nostra vitalità e il nostro benessere generale, producendo effetti sulle nostre emozioni e sulla nostra mente. Eseguendo Chakrasana mettiamo in moto una sorta “di ruota” simbolica che attiva proprio questi vortici di energia e ciò permette di sbloccare le energie, liberandole e favorendo così una migliore circolazione del prana.

Ballerina egizia in chakrasana

A livello maggiormente fisico chakrasana  favorisce l’estensione della colonna vertebrale, rafforza le spalle, le braccia, le gambe e la schiena. Per via dell’intensa flessione all’indietro si allungano l’addome e i suoi organi (soprattutto il fegato, pancreas e stomaco), che in questo modo vengono dinamizzati. Anche l’aorta viene allungata, portando cosi beneficio sull’attività cardiaca, mentre i polmoni vengono tonificati e gli alveoli hanno migliore elasticità. Chakrasana ha inoltre effetti benefici sul sistema endocrino e sul sistema nervoso.

Qualche motivo d’altronde ci doveva pure essere se fin dall’antichità l’umanità pratica questa posizione. Buona ruota a tutti!

Lokah Samastha Sukhino Bhavantu: un mantra per la pace

Lokah Samastha Sukhino Bhavantu è uno dei mantra più conosciuti fra quelli in lingua sanscrita, molto spesso recitato alla fine della pratica di yoga. Letteralmente le parole si possono tradurre così:

Lokah come “regno”, “mondo” o “universo”

Samastha come “tutti gli esseri che condividono lo stesso mondo”.

Sukhino come “la gioia e la libertà dalla sofferenza”.

Bhavantu deriva da due parole sanscrite: bhav, che significa “stato divino di unità”, e antu, che si traduce come “possa essere così”.

Normalmente il mantra viene tradotto come possano tutti gli esseri del mondo vivere felici e liberi. Alcune fonti aggiungono: e che i pensieri, le parole e le azioni della mia vita contribuiscano in qualche modo a quella felicità e libertà per tutti. 

Proprio qui sta il punto: con i nostri pensieri, le nostre parole, le nostre azioni, noi possiamo migliorare o peggiorare lo stato d’animo non solo nostro, ma di tutti. Per questo dovremmo imparare a esprimerci bene e soppesare le nostre parole a le nostre azioni. Galileo Galilei diceva: “Le cose sono unite da legami invisibili: non si può cogliere un fiore senza turbare una stella”.

In questo periodo così particolare le parole vengono usate con molta, troppa leggerezza e questo ha creato rabbia, egoismo, disconessione. È proprio l’ego la causa primaria: se poniamo troppa enfasi su noi stessi, questo porta diffidenza, chiusura, paure e ci arrotoliamo su noi stessi. 
Quando invece ci apriamo agli altri, al senso di comunanza e connessione, ci sentiamo più felici, meno soli, meno diversi: siamo in grado di guardare ai nostri problemi personali da una diversa prospettiva.

Lokah Samastha Sukhino Bhavantu ci ricorda, nella sua semplicità, che siamo tutti parte di un unico, che non ci sono differenze. Tutti gli esseri del mondo, quindi inclusi anche gli animali (e secondo me non solo loro), hanno lo stesso diritto a vivere felicemente e con serenità.

Einstein lo ha espresso così: “L’essere umano è una parte di quel tutto che noi chiamiamo “Universo”, una parte limitata nello spazio e nel tempo. L’uomo sperimenta sé stesso, i suoi pensieri e i suoi sentimenti scissi dal resto — una sorta di illusione ottica della propria coscienza. Lo sforzo per liberarsi di questa illusione è l’unico scopo di un’autentica religione. Non per alimentare l’illusione ma per cercare di superarla: questa è la strada per conseguire quella misura raggiungibile della pace della mente”.

In questi giorni bui, pieni di insicurezze, preghiamo perché tutti noi possiamo superare questa illusione ottica: ottenendo la pace della mente, anche la pace fisica può essere ottenuta.

Om shanti. Pace nella mente, nella parola e nel corpo.

Sama vritti pranayama, la respirazione quadrata

Sama in sanscrito significa “uguale, identico” e vritti “movimento” o “fluttuazioni mentali”, perciò letteralmente Sama vritti pranayama viene tradotto come “il respiro che stabilizza le fluttuazioni della mente” o “il respiro in cui tutti i movimenti sono uniformi”. In gergo questa respirazione viene chiamata respirazione quadrata, proprio perché la durata di tutte e quattro le fase è uguale.

Le quattro fasi sono:

  • puraka, in cui lasciamo entrare aria dall’esterno attraverso le narici, cercando di farla scendere giù fino a riempire anche l’addome.
  • antara Kumbhaka, che consiste nella sospensione del respiro a polmoni pieni.
  • rechaka è la fase dell’espiro in cui, attraverso la contrazione dei muscoli addominali, solleviamo il diaframma che accompagna l’aria verso l’alto e verso l’esterno.
  • bahya Kumbhaka coincide con la sospensione del respiro a polmoni vuoti.

Come eseguirla? Di per sè è molto facile: si parte con un conteggio adeguato alla nostra capacità e si mantiene lo stesso per tutta la fase del respiro. Ad esempio si può cominciare contando fino a 6 durante l’esecuzione di ogni fase. Una volta che si riuscirà a mantenere senza sforzo questo tipo di respiro, gradualmente si allunga la durata delle fasi, incrementando il tempo da 6 a 8, poi 10 e così via. Il mio suggerimento è di mantenere questo pranayama per almeno cinque minuti, (ancora meglio 10), in modo da sentirne l’effetto. Usare un metronomo è sicuramente un grande vantaggio. Oramai si trovano tante app anche sugli smartphone e più o meno si equivalgono. Io oramai ho una mia tecnica: abbasso i battiti per minuto lentamente, mantenendo lo stesso conteggio. Ad esempio, si può partire con un conteggio di 7, come i chakra, mettendo sul settimo battito un suono diverso che ci ricorda che dobbiamo passare alla prossima fase. Quando ci sentiamo bene con una velocità di battito, ad esempio 55 bpm, si inizia a scendere gradualmente passando a 53, 51 e così via. Lo trovo un modo molto dolce e rilassante per andare maggiormente in profondità nel pranayama senza dover interrompere la pratica o dover stare troppo dietro al conteggio. 

I benefici di questa respirazione sono tantissimi:

  • Raffina il respiro e la consapevolezza del flusso del prana, il soffio vitale
  • Calma il corpo e la mente
  • Focalizza la mente, rendendo più facile la concentrazione e la meditazione
  • Migliora la capacità polmonare e la qualità del respiro
  • Aiuta a ridurre lo stress e l’ansia
  • Rinforza il sistema immunitario
  • Aiuta a regolare la pressione arteriosa e il battito del cuore
  • Ossigena il cervello e il sangue

Sama vritti pranayama è molto radicante, ci porta veramente qui, dove siamo. Infatti è considerata un ottimo pranayama per muladhara chakra, il primo centro energetico. In generale è anche molto consigliato da vari terapeuti per aiutare in caso di stress e ansia, ma anche per centrarsi, per essere più reattivi. 

Buon respiro a tutti!

Allunga le ascelle e sorridi alla vita!

Ogni volta che dico di allungare le ascelle sorrido ricordandomi una storia che mi è stata raccontata sul primo incontro fra Patricia Walden, un’insegnante di yoga, col suo maestro, il famoso B.K.S Iyengar.

Urdhva Hastasana, la posizione della montagna con le braccia allungate in sù

La Walden racconta che lei, ai tempi venticinquenne, soffriva di depressione. Alla sua prima classe di yoga, mentre erano tutti in tadasana, Iyengar disse, nella maniera schietta e sintetica che hanno spesso gli indiani: “se aprite le ascelle, non sarete mai depressi”. Questa frase suonò strana a molti, ma la Walden comprese subito il significato profondo che si celava dietro: allungare le ascelle significa aprire il petto e quindi il cuore, significa aprirsi alla vita, cambiare atteggiamento. Il fisico che influenza la mente.

Ricordo il primo mese in cui avevo iniziato a praticare con molta regolarità: una sera, tornando a casa dopo la lezione, dissi alla mia coinquilina: “ho voglia di abbracciare il mondo intero”. Il concetto è esattamente lo stesso. Aprire il petto e allungare le ascelle ci rende più felici, ci apre al mondo. Quando le nostre spalle e il nostro petto sono aperti e sciolti non sentiamo pesi, ma voglia di abbracciare. 

Nella medicina cinese i meridiani dell’elemento fuoco, l’elemento connesso all’estate, all’adolescenza, al massimo dell’apertura, scorrono tutti, guarda il caso che non è mai un caso, proprio sulle braccia. Il meridiano di Cuore, che in MTC viene chiamato l’Imperatore, emerge proprio dalla parte più profonda dell’ascella, nel centro del cavo ascellare. Mastro del cuore, quello che sempre secondo l’ottica confuciana è il Primo Ministro, passa sulla piega ascellare anteriore. Stimolare questa parte del corpo, mantenerla viva, ci risveglia, ci porta gioia. 

A livello di chakra, ovviamente andiamo proprio a stimolare Anahata, il chakra del cuore, il nostro quarto centro energetico. 

Adho Mukha Svanasana

Per aprire il cuore non abbiamo per forza bisogno di andare a eseguire forme complesse o estenuanti, che possono certamente essere divertenti per qualcuno ma un incubo per altri. Ci basta stiracchiarci, allungarci. D’altronde quando ci svegliamo cos’è che facciamo (o cos’è che reprimiamo)? Ci stiracchiamo tirando su le braccia, allungando le ascelle appunto, per risvegliarci e iniziare con maggiore motivazione la giornata. La natura è perfetta e il nostro corpo, se non viene condizionato dai nostri limiti mentali, ha tutti i potenziali per farci stare bene. Se a questo gesto così semplice da risultare banale e quindi poco interessante andiamo a portare consapevolezza, il risultato, ne sono sicura, sarà strabiliante per tutti noi. D’altronde è questa la differenza fra sopravvivere e vivere con consapevolezza. 

Buono stiracchiamento a tutti!

Da lettere dal bosco, lo scoiattolo e i pensieri

Lettere dal bosco, edizione originale in olandese

Ho già scritto su Lettere dal bosco di Toon Tellegen, ma chi mi conosce sa che quando qualcosa mi prende proprio a cuore divento ripetitiva. E questo libro è veramente un inno alla sensibilità, all’educazione nel suo senso più profondo e bello del “tirar fuori ciò che sta dentro”. Una delle sue bellezze è anche il fatto che le storie non abbiano titoli e non ci sia nessun tipo di indice, quindi quando trovi una storia che ti piace particolarmente è un lavoro di memoria ricordarsi a che pagina è e se non la ritrovi, va bene così, c’est la vie. Un giorno magari, in un altro momento, la ritroverai e sarà tutto cambiato. 

Ieri leggevamo a Vera e per caso abbiamo scoperto questa storia che ho riscritto integra qui sotto. Non voglio lasciare alcun commento perché sarebbe riduttivo e la bellezza va assaporata così com’è, ognuno poi ne estrae ciò che è giusto per sé. Buona lettura!

Lo scoiattolo si svegliò di soprassalto nel cuore della notte. Aveva sognato? Non si ricordava alcun sogno, ma era spaventato. Tremava, ma non aveva freddo, e avvertiva delle gocce di sudore gelato sulla fronte e sul collo.

Cercò di rimanere il più immobile possibile e di ascoltare i rumori che venivano da fuori. Forse qualcuno aveva bussato, o forse qualcuno aveva lanciato un grido di lontano. Ma non sentiva nulla. Si sdraiò di nuovo, ma non riuscì più a dormire. Gli vennero in mente mille pensieri. Come si deve fare questo, e perché quest’altro, e cosa accadrà dopo? Erano domande alle quali non sapeva dare risposta, soprattutto l’ultima, che continuava a passargli per la testa: cosa accadrà dopo?

Non riusciva a immaginare cosa mai potesse somigliare a una risposta a quella domanda. Cos’è il dopo?, pensava. Ne aveva parlato una volta alla formica, ma lei aveva alzato le spalle e aveva detto di non aver mai sentito parlare del dopo e che perciò non doveva essere niente. Ma allo scoiattolo questo non bastava. La gazza gli aveva detto una volta che dopo era il contrario di prima, ma allora che cos’era il prima?

Era una notte buia. Lo scoiattolo aprì la finestra per annusare l’aria oscura e magari vedere qua e là una stella fra le nuvole.

Io esisto solo adesso, pensò, davanti alla finestra, nella notte sotto il cielo. Forse la formica ha ragione, pensò ancora, e il dopo non è niente. Ma cos’è il contrario di niente: qualcosa o niente? Il prima esisteva o no? E poi perché lui non riusciva a dormire, mentre a quanto pareva tutti gli altri sì?

Tirò un profondo sospiro e con l’aria soffiò via anche una foglia del faggio. Udì il fruscio che si perdeva in lontananza. 

Io esisto solo adesso, pensò di nuovo. Nono sono mai esistito dopo e non esisterò mai prima. E mentre non riusciva più a seguire i suoi pensieri, che erano sempre più saggi di lui, si sentì rasserenato. Tornò a letto, si infilò sotto le coperte, disse : “Adesso o mai più”, e nello stesso istante si addormentò.