“Non lasciarmi”: di maiali, cuori e ahimsa

La notizia del cuore di un maiale geneticamente modificato trapiantato su di un paziente mi ha scossa moltissimo, riportando alla memoria un libro che ho letto qualche anno fa, “Non lasciarmi”, del premio Nobel 2017 Kazuo Ishiguro.

È una storia non facile ma che sono felicissima di avere letto.
Nella storia si parla di tre ragazzini che vivono nell’atmosfera protetta e per certi versi idilliaca di Hailsham, un istituto isolato nel cuore della campagna inglese. I ragazzi fanno parte di un progetto in cui la loro collaborazione è indispensabile: sanno di essere diversi dai tutori e da tutti gli esseri umani del mondo di fuori, ma non hanno idea di cosa si celi dietro. Loro crescono felici, vivendo tutte le esperienze classiche di ogni bambino e ragazzo, dall’amicizia intensa ai primi amori, alla rabbia e la gelosia. Alcuni tutori sono severi ma comunque sempre giusti e pronti ad aiutare tutti e non soltanto ad insegnare le solite materie scolastiche: ad Hailsham viene anche incoraggiata la creatività, seguendo la personale inclinazione dei ragazzi.

La storia parla in particolare di tre giovani e della loro amicizia, di come essa si modifica negli anni, soprattutto quando, finito il periodo di Hailsham, i ragazzi cominciano il periodo di mezzo nei Cottages, delle specie di fattorie dismesse nelle quali questi si autogestiscono. E qui inizia la parte macabra. Ragazzi che sono stati spronati alla creatività, alla lettura, all’arte, scoprono che dopo questo breve periodo nei cottages inizierà la vera vita, quella a cui erano destinati fino ancora prima della nascita: loro non avranno mai un lavoro, non avranno mai una vita “normale” e non avranno neanche mai figli pur avendo normali impulsi sessuali poiché sono sterili. Infatti questi ragazzi sono stati generati per clonazione allo scopo di diventare “donatori” e il loro corpo sarà utilizzato per guarire le infermità della gente “vera”, quella nata da madre e padre. Tutti quanti dovranno donare i loro organi fino a che non avranno completato “il loro ciclo”.

La notizia del maiale geneticamente modificato mi ha ricordato subito questo libro che in qualche modo la mia mente aveva rimosso tanto la sua lettura, seppure appassionante, mi aveva messa a disagio.
Qui non si tratta di bambini, certo, ma di maiali. Ma a me fa male lo stesso. Quanta cattiveria devono ancora subire gli animali?

Nello yoga ci sono cinque yama, cinque principi etici a cui i praticanti dovrebbero ispirarsi e uno di questi riguarda proprio ahimsa. Himsa in  sanscrito significa violenza, fare del male e il suffisso a- significa non, perciò ahimsa può essere tradotto come non fare del male, non violenza.
Ma non c’è bisogno di praticare yoga o conoscerne la filosofia per apprezzare questo concetto che per fortuna è insito in tutte le culture. Basti pensare alla Regola d’oro, non fare gli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te, principio che si ritrova nelle scritture di molte religioni.

Per l’Islam, «Nessuno di voi è un credente se non desidera per il proprio fratello ciò che desidera per se stesso»,(I quaranta hadith di al-Nawawi 13). Nell’Induismo leggiamo «Questo, dicono i saggi, è il sommo dharma: come è la vita che tu desideri per te, così sia per te quella delle [altre] creature»,(Mahabharata, 13.116.2). Nel confucianesimo, Zigong domandò: “C’è una parola che faccia da guida per tutta la vita?” Il Maestro disse:“È la reciprocità. Quel che non desideri per te, non farlo agli altri”.»,(Kǒng Zǐ 孔子 551-479 a.e.v.) 

Coltiviamo ahimsa ogni giorno, coltiviamo l’empatia, l’amore incondizionato e finalmente sapremo cogliere la bellezza che è in ogni cosa.

A tutti i guerrieri

Sotto il natale spesso, condizionati dalle abitudini culturali, si parla più spesso di bontà. Se abbiamo dei figli poi è molto facile incitarli a “fare i bravi, essere buoni”.

Spesso però essere buoni viene frainteso con un banale essere educati, giusti rispetto alla società, alle abitudini prestabilite. Così magari si salva la faccia davanti agli altri, si mantengono le buone etichette, ma si rischia di perdere la parte più autentica di noi stessi e di rimanere insoddisfatti.
Essere buoni veramente è un lavoro molto più impegnativo, richiede di andare in profondità in noi stessi, abbandonare le comfort zone, superare le paure per potersi aprire veramente a se stessi in primis e poi e agli altri.

Sono proprio i “difetti” i nostri alleati più preziosi: sono la nostra base, ciò da cui partiamo qui, ora e che può trasformarsi ed evolversi fino a diventare il nostro viaggio più bello. Ogni singolo viaggio è unico e speciale, non dobbiamo paragonarlo a quello degli altri, né averne un’immagine prestabilita. Il rischio sarebbe di compiere il viaggio di qualcun altro.
Bisogna avere tanta compassione e amore per noi stessi, curare le nostre ferite, complimentarci per gli sforzi fatti, sia che si tratti di aver salvato la vita a qualcuno sia che si tratti di essere riusciti a parlare con quella persona che ci mette a disagio o ancora, di essere riusciti a cambiare lavoro. Non siamo qui per giudicarci o giudicare. Ognuno ha il suo karma, la sua lezione da imparare e se la portiamo avanti, va bene così.

Oggi lascio la parola a queste bellissime righe che riassumono, nella loro semplicità, una grande lezione. È il mio augurio per tutti noi per l’anno che verrà, per diventare buoni e migliori in maniera sana.


Trasforma la rabbia nel fegato in gentilezza

Rompi il ghiaccio congelato della paura nei reni e trasformalo in saggezza e comprensione
Lascia andare la tristezza e le lacrime nei polmoni e trasformale nel coraggio di amare
Rilascia l’attaccamento e la preoccupazione nella milza e assumi la responsabilità di questa connessione karmica
Guarisci la separazione e l’odio nel cuore e trasformalo in amore e connessione.

Buon riposo a tutti i guerrieri della luce!

Il dubbio, inizio della conoscenza

Viviamo in un’era molto rumorosa. Ognuno ha la sua personale opinione su tutto e la tecnologia non ci aiuta. È oramai risaputo che gli algoritmi che aiutano la navigazione su internet si allineano ai nostri gusti, cosa che porta a due effetti molto negativi: da una parte ciò è infatti limitante, perché a ben pensarci le cose importanti e creative che ci capitano nella vita sono proprio legate all’andare fuori dai binari, a quegli imprevisti che possono solleticare il nostro intelletto e la nostra creatività; inoltre, questo meccanismo autoreferenziale amplifica le nostre preferenze e ci fa cadere nelle cosiddette echo chambers, le camere dell’eco, che non fanno altro che aumentare la tendenza verso una rigidità mentale.

Non prendere una posizione è oggigiorno sempre meno cool. Le voci grosse d’altronde catturano di più, se poi sono semplicistiche ancora meglio, perché in un mare dilagante di informazioni e asserzioni abbiamo sempre meno voglia, tempo,  pazienza e capacità per cercare fra la massa quel pensiero critico chiaro, ben spiegato e che si avvicina di più al nostro sentire.

Non è facile dubitare ai giorni d’oggi, richiede molta umiltà e soprattutto silenzio, sospensione del giudizio. Richiede di fare spazio invece che riempirsi di tutto ciò che ci arriva addosso. Siamo arrivati al punto che è sempre più facile giudicare, prendere posizione, prendere parte a qualche gruppo. Anche perché questo ci aiuta a sentirci meno soli e questa società, che ci vuole sempre più isolati e dispersi, porta anche a questa triste condizione: siamo sempre più soli ma abbiamo potenzialmente tutto il mondo in tasca, pronto eventualmente ad ascoltarci.

Ecco che ancora una volta il vuoto, il silenzio, lo spazio e la sospensione del giudizio ci possono venire in aiuto. Mai come prima forse ne abbiamo così tanto bisogno. D’altronde, perché proprio in questo periodo la mindfulness, lo yoga e tante altre pratiche meditative vanno così di moda? Più lo smartphone si fa smart, più le voci intorno a noi si fanno grosse, più noi abbiamo il dovere di rimanere saldi, sviluppare un pensiero critico a 360° ed essere consapevoli di ciò che rischiamo se invece ci lasciamo trascinare dalla corrente.

Nessuno è esente da pregiudizi e  convinzioni e certamente questi ci servono, non potremmo dubitare di tutto: abbiamo bisogno di sicurezze e le nostre esperienze pregresse sono essenziali per aiutarci a prendere decisioni. Dobbiamo però evitare che queste certezze diventino granitiche e rimanere aperti alla possibilità di cambiare idea, di aprirci a qualcosa di nuovo che ancora non conosciamo. Ecco perché diventa sempre più essenziale centrarci, respirare, rilassarci, lasciare fluire senza aggrapparci a nulla, cercando l’osservazione senza lo sforzo. Più il rumore fuori si fa assordante, più il silenzio dentro diventa una necessità. 

Curiosità: L’etimologia di dubitare è da ricondursi alla radice sanscrita dva o dvi = due, da cui anche il greco δοιάζειν (doiazein) = dubitare e poi il latino dubium. Quindi la parola dubbio è collegata alla parola due e infatti esprime incertezza di giudizio su due diverse e/o  contrarie interpretazioni di un fatto o, in generale, della realtà. Questa incertezza per me è proprio la chiave di svolta, non la nostra disfatta ma la nostra risorsa: andiamo oltre al due, al tre, al mille, ai vortici del pensiero. Torniamo al prima, al silenzio, al vuoto, all’origine. 

Buona sospensione del giudizio a tutti! 

Lettere dal bosco, o di quando gli adulti sanno rimanere fanciulli

Grazie al mio compagno ho scoperto un libro delizioso: Lettere dal bosco, trecento storie di animali di Toon Tellegen.
Come spesso accade, un libro per ragazzi che dovrebbe essere letto da tutti. Un vero inno allo yoga inteso come unione, come armonia nel disordine del creato. Con la loro leggerezza e la loro logica fanciullesca e geniale, gli animali che abitano il bosco di Tellegen sono allegri sabotatori della pigrizia dell’anima. Brevi e spiazzanti, le storie dello scoiattolo e dei suoi amici sovvertono sempre la dura legge della noia.
Questo racconto, di cui vi lascio le ultime righe, è uno dei primi in cui mi sono imbattuta (il libro non ha indici e non ci sono i titoli delle storie) e mi sono commossa dalla facilità con cui l’autore ha saputo descrive qualcosa di così grande.
“Io esisto solo adesso, pensò di nuovo. Non sono mai esistito dopo e non esisterò mai prima. E mentre non riusciva più a seguire i suoi pensieri, che erano sempre più saggi di lui, si sentì rasserenato. Tornò a letto, si infilò sotto le coperte, disse: “Adesso o mai più”, e nello stesso istante si addormentò.”
Toon Tellegen è già entrato nel mio cuore con queste fiabe e certamente prenderemo altri suoi libri. Classe 1941, olandese, è uno scrittore, un poeta e anche un fisico, conosciuto soprattutto per i suoi libri per ragazzi.

Facciamo spazio

Una volta, quando insegnavo a Shanghai, una ragazzina mi si avvicinò alla fine della classe e mi disse, tutta intimidita, che sapeva che lo scopo dello yoga era la verticale sulle mani ma che lei proprio non ce la faceva, aveva paura. Mi fece una enorme tenerezza e le sorrisi dicendole che poteva stare serena, che lo scopo sicuramente non era quello. Tutto intorno nella classe una ventina di ragazzine si impegnava in una esibizione delle proprie prodezze acrobatiche.
Insegnare in quella città mi metteva spesso a disagio perché c’era una competizione incredibile, durante la classe la maggior parte dei partecipanti era serissima e col viso contratto in un eterno sforzo. Poi c’erano loro, i più timidi, impacciati, che si sentivano a disagio pure più di me.
Shanghai ha rappresentato per me l’espressione massima di una certa deriva che lo yoga sta conoscendo in questi anni. Tornata a vivere in Italia dopo un po’ di tempo all’estero, ho scoperto che questo aspetto acrobatico era forte anche qui.
La società ci impone di essere sempre veloci, scattanti, belli e pieni di risorse e lo yoga a volte sembra rispecchiare questa visione: persone agili e forti in abiti attraenti, sempre in forma, perfetti, sorridenti e, diciamocelo, un bel po’ uguali gli uni agli altri.
Sicuramente un certo grado di consapevolezza ci aiuta ad approcciarci con nuova leggerezza su molti aspetti della vita, permettendoci di lasciare andare alcuni fardelli, oramai divenuti pesanti, che fino a poco tempo prima trattenevamo con sforzo ed ego.
Ed è allora una liberazione. Liberazione dallo stereotipo, dalle aspettative, in primis nostre, su noi stessi.
Ma allora qual’è lo scopo dello yoga? Io penso che lo scopo lo costruiamo ogni giorno dentro di noi se decidiamo di affidarci veramente a questa scienza o a qualsiasi altra pratica spirituale seria, fatta bene. Fare vuoto, silenzio, spazio è la strada. Poi per fortuna siamo tutti diversi, siamo qui per la liberazione, ma essa si attua in maniera diversa in ciascuno di noi. E qui sta il bello. Ma guardiamoci dentro, stiamo in noi, qui, ora. Facciamo spazio. E allora tutto potrà fluire.

Cibo d’autunno

L’autunno sta arrivando e io ne sono contenta. È una stagione che mi piace molto per i suoi colori, il suo calore (sì, per me è caldo!), per il suo significato di portarci all’interno, a tirare le somme, a raccogliere ma anche a saper lasciar andare.
Siamo però ancora nella stagione di passaggio, l’estate ci sta lasciando ma ci bacia ancora un po’ e l’autunno si sta sempre più palesando ma entra dolcemente
, con la lentezza e umiltà che lo caratterizzano.
A governare è ancora l’elemento Terra, che rappresenta proprio questa stagione di mezzo.
Dobbiamo proteggerci dal freddo che sta arrivando ma senza esagerare e soprattutto stando attenti agli eccessi di umidità, che proprio non piacciono a Milza e Stomaco, organo e viscere corrispondenti a Terra.
Evitiamo quindi per un po’ i formaggi, soprattutto freschi, yogurt e altri latticini in generale, evitiamo anche spezie troppo piccanti che disperdono calore di cui abbiamo bisogno, le farine raffinate.
Oggi noi pranzeremo con farro, funghi saltati con scorza di limone e un’insalata di zucca e radicchio appena scottati con pomodorini secchi, pinoli e aceto balsamico di Modena. C’è anche un piccolo lascito di un “formaggio” di semi fermentati con olio, basilico e aglio. Molto piccolo perché a me e a Lua è piaciuto molto e infatti presto lo preparerò nuovamente 🙂

Buona stagione di passaggio a tutti!

Il potere dello shavasana

Lo dico sempre, shavasana è una delle posizioni più difficili da mantenere.
Letteralmente, shavasana significa la “posizione del cadavere” e infatti in questa posizione il corpo e la mente sono fermi. Ma in questa società che ci vuole sempre di fretta, sempre pronti, non è facile staccare. Spesso chi comincia la pratica dello yoga trova molto difficile rilassarsi completamente, restando presente, senza seguire il flusso dei pensieri. Molto spesso ho visto persone andare via nel momento che si cominciava il rilassamento, “perché tanto la lezione è finita”. Ho visto anche insegnanti far fare uno shavasana di pochissimi minuti, cosa che non condivido per nulla.
Anche io ho impiegato tanto tempo ad apprezzare questa asana, quindi capisco bene chi la rifugge.
Invece shavasana è ricca di benefici: rilassando la mente e alleviando lo stress, aiuta chi soffre di insonnia e migliora la qualità del sonno, permette a lievi forme di depressione di scomparire e aiuta a ridurre l’ansia. Inoltre riduce la stanchezza, mitiga alcune tensioni muscolari, migliora la concentrazione e la memoria. Infine, permette che gli effetti benefici della pratica si cristallizzino ed arrivino in profondità. Insomma, una volta di più confermiamo che è nel silenzio, nel vuoto che permettiamo ai semi di germogliare.
Vera, la mia figlia “grande”, è oramai abituata a quello che lei chiama rilassamento e io ne sono felicissima. Quando mi chiede di metterle coperta e cuscinetto per gli occhi, vedendola allungarsi, chiudere gli occhi e restare anche qualche minuto nella posizione, non posso che sorridere ed essere grata.
Quanto è importante imparare l’arte di sapersi rilassare!

L’elemento Terra, la stagione di mezzo

 

Nella medicina tradizionale cinese ci sono cinque elementi, ognuno di essi associati a una stagione, che rappresentano diversi organi e visceri. L’elemento Terra rappresenta il passaggio tra una stagione e la successiva, (in particolare nel cambio di stagione fra l’estate e l’autunno), momento caratterizzato da un profondo mutamento e da un deciso cambiamento di polarità.

L’ideogramma che rappresenta la Terra, Tu, è formato da una doppia linea, simbolo dello strato di humus entro cui avvengono tutte le trasformazioni e da un tratto verticale, simbolo del germoglio che spunta dalla terra. Il destino della Terra è quello di essere seminata e raccolta e ricorda facilmente una madre generosa che genera e nutre i suoi figli.

Proprio come in natura la priorità della Terra è ricevere e dare, anche nell’uomo questo elemento mantiene lo stesso compito: ricevere il cibo e le bevande per produrre ogni tipo di sostanza vitale utile al nutrimento e al mantenimento del corpo. Esso è quindi associato all’organo Milza e al viscere Stomaco, che non a caso sono posti, uno accanto all’altro, al centro dell’organismo, a ribadire questo ruolo di centralità che la Terra assume anche dentro di noi.

L’organo Milza, 脾 pi in cinese, è rappresentato nella sua parte a destra da una comune tazza con manico, un oggetto dunque di uso quotidiano e ordinario. La parte sinistra invece identifica la carne, la polpa muscolare. Nel suo insieme l’ideogramma esprime il benefico lavoro di sostegno che questo organo compie, in modo ordinario e quotidiano, a favore di tutto l’organismo.

Non a caso a livello più energetico a questo elemento è associata, come emozione, il pensiero preoccupato e ricorrente, proprio come quello che una madre può provare per il figlio. In particolare è proprio il sistema Milza che dà forma a tutto ciò che è nella mente: il proposito, il pensiero, la riflessione, il concentrarsi, il meditare e la capacità di memorizzazione.

Il suo sapore è quello dolce dei cereali, il suo colore il giallo delle messi giunte a maturazione e pronte al raccolto. Non è un caso che proprio il cereale sia alla base dell’alimentazione cinese, il piatto che mai deve mancare. Ancora una volta a ribadire la centralità di questo elemento.

Con lo yin yoga possiamo praticare delle posizioni che stimolino i meridiani di Milza e Stomaco, partendo dalla bocca giungendo fino ai piedi. È un ottimo lavoro da svolgere sia in questo periodo dell’anno, dove l’elemento Terra è particolarmente chiamato in causa, ma anche in qualsiasi momento in cui si senta bisogno di sostenere la digestione, intesa sia a livello fisico che più sottile, o di sostenere il pensiero, rendendolo più chiaro e armonico.

Il perineo, la nostra radice

Il perineo esternamente è un piccolo lembo di pelle posto tra l’ano e i genitali, che al suo interno è costituito da visceri, muscoli, legamenti, orifizi e nervi. Nello yoga la zona perineale è definita “radice” (mula), da cui il nome del primo centro energetico, mula bandha. È la radice dell’energia creatrice e creativa concentrata e sopita, rappresentata simbolicamente come un serpente arrotolato alla base della colonna vertebrale.
Fisicamente si tratta di un luogo di “passaggio” attraversato da orifizi, che dà sostegno alla parte inferiore del tronco. Il perineo da una parte deve garantire grande elasticità, coordinazione sensoria e motoria per permettere i passaggi, dall’altra forza, solidità e tono muscolare per svolgere la funzione di sostegno.
Assume inoltre un’importante funzione nella respirazione, tanto da venir chiamato “secondo diaframma”: si abbassa e si dilata lievemente con l’inspirazione e risale e si ritrae con l’espirazione, seguendo le variazioni di pressione prodotte nella cavità addominale dal movimento del diaframma toracico. Con questo suo movimento ritmico favorisce la circolazione sanguigna in tutti gli organi del bacino.
Anche questa parte del corpo è soggetta agli stati emotivi: le emozioni negative, come collera, paura, frustrazione, inducono una vasocostrizione periferica, mentre quelle positive, come gioia e allegria, una vasodilatazione periferica.
Come sempre, sta a noi scegliere come usare questa energia creatrice, che ha la stessa medesima origine in ogni singolo essere umano.
Sta anche a noi aumentare la sensibilità verso questa parte del corpo.
Un modo molto semplice può essere osservare il perineo e il suo movimento durante lo shavasana o durante il pranayama. Respiriamo con calma e osserviamo, senza metterci fretta e senza forzare. Solo così, con calma, pazienza e gentilezza, potremo piano piano recuperare la connessione con questa parte così importante di noi, la nostra radice, la nostra casa.

Hanumanasana e i suoi innumerevoli benefici

La spaccata, chiamata hanumanasana nello yoga, è una delle mie posizioni preferite in assoluto. In entrambe le gravidanze mi ha aiutata tantissimo e sono sicura che è grazie a quest’asana in particolare che non ho mai sofferto, neanche al nono mese, di mal di schiena.

Molti vedono questa come una posizione irraggiungibile ma come sempre è tutta una questione di pratica, predisposizione e pazienza. L’obiettivo non deve essere fare una spaccata perfetta, ma trarne i benefici sentendosi sempre meglio nel proprio corpo.

E di benefici la spaccata ne ha tantissimi, sia per il corpo che per la mente.

  • Rafforza e allunga i muscoli delle gambe e dei fianchi.
  • Migliora la circolazione.
  • Previene i dolori alla schiena e quelli allo stomaco.
  • Stimola gli organi addominali e ne migliora le funzioni.
  • Fortifica le caviglie.
  • Favorisce un’apertura del cuore e migliora la respirazione.
  • Stimola un maggior flusso di energia.
  • Rende flessibile l’area dei fianchi.
  • Equilibra le energie sottili.
  • Sviluppa pazienza, disciplina e perseveranza.

Buona pratica a tutti 🙂