La forza rigenerante di Viparita Karani

In sanscrito, viparita significa ”invertito”, “girato” e karani “fare”, “eseguire”. Questa posizione può pertanto essere tradotta come “la posizione invertita”.Viparita-Karani

Chi ha seguito le classi di luglio ha sperimentato la versione più rilassante, con le gambe appoggiate al muro e i glutei posizionati sul bolster o su di una coperta.

Questa posizione, considerata un vero More

Utthita chaturanga dandasana, la posizione del bastone sollevato

In sanscrito chaturanga significa “i quattro arti”, “dandasana” “bastone” e “utthita” “sollevato“, ma questa posizione è oramai comunemente chiamata posizione della tavola. È una posizione a me molto cara e che trovo importantissima per vari motivi.

Da un punto di vista prettamente fisico, rafforza e tonifica la parete addominale, non solo i muscoli superficiali, ma anche il muscolo trasverso, che ne è la parete più profonda. In caso di problemi al disco vertebrale o mal di schiena o ernie, questa posizione può aiutare a rafforzare la parte frontale del corpo per compensare la problematica nell’area posteriore ed infatti è ottima per rinforzare la schiena e migliorare la postura.

itthita chaturanga dandasanaMa anche spalle, braccia, polsi e petto vengono stimolati. Allunga inoltre i muscoli delle gambe e in generale aumenta la resistenza e la forza muscolare. È infine di grande aiuto per il senso dell’equilibrio. 

Ad un livello più sottile, attiva il plesso solare, Manipura chakra, migliorando così tutti gli aspetti relativi a tale chakra: senso di fiducia in se stessi, determinazione e forza di volontà. Imparando a rilassarsi nella posizione e tenendola vari respiri, (anche per vari minuti!), si possono facilmente percepire queste sensazioni e vi assicuro che è molto piacevole.

Il motivo per il quale mi piace proporla spesso e volentieri nelle classi è comunque principalmente dovuto all’attivazione del muscolo trasverso dell’addome, che gioca un ruolo essenziale nella pratica yogica.

Vi lascio in tal proposito con una citazione presa da un articolo molto ben scritto sull’importanza di questo muscolo e che potete leggere nella sua interezza qui.

Trasverso

“Il trasverso dell’addome non produce alcun movimento del tronco, la sua azione si espleta attraverso uno stato di “tenuta” spesso involontario, che crea di riflesso una leggera compressione a livello delle articolazioni intervertebrali, limitando in questo modo le forze di scivolamento tra i piani vertebrali  e conferendo stabilità su tutti i piani di movimento. Quindi maggiore sarà l’attivazione del trasverso, maggiore sarà la rigidità del muscolo stesso e delle articolazioni che esso attraversa. Per cui, la capacità di aumentare la rigidità delle articolazioni intervertebrali della intera colonna vertebrale (che detta così sembrerebbe un contro senso rispetto alla filosofia Yogica che prevede mobilità su tutti i piani e gli aspetti) attraverso il controllo in tenuta del trasverso dell’addome, consente di controllare i cedimenti e le forze di taglio che incorrono sotto carico e durante un movimento, inducendo un aumento della stabilità articolare.

Perciò, quando in un Asana si applica il controllo del trasverso dell’addome, (Uddiyana Bandha), si crea un iniziale stato di “rigidità”, che attraverso il permanere nell’Asana, si trasforma nell’esatto opposto, donando mobilità sui piani articolari e muscolari molto profondi.”

Yin Yoga, il lato “freddo” dello Yoga

Lo Yin Yoga è uno stile basato sul concetto taoista dello yin e yang.
È ancora poco conosciuto in Italia, sebbene piano piano stia prendendo piede. Paul Grilley può essere considerato, se non forse il creatore, per lo meno colui che ha organizzato questo sistema in uno stile a sé stante e che l’ha fatto conoscere al mondo.

yin-ideogramaYin può essere tradotto come il lato in ombra  della collina, mentre lo Yang ne è il lato soleggiato. Lo Yin rappresenta la natura femminile, la Luna, il buio, il freddo, la passività, la terra, l’acqua, l’ovest. Lo Yang rappresenta invece la natura maschile, il Sole, la luce, il caldo, l’attività, la forza, il cielo, il fuoco, l’est.

Basandosi su questi due principi, lo yin yoga vuole contrapporsi – e di conseguenza bilanciare) alla pratica dell’hatha o del vinyasa yoga, che stimolano maggiormente i muscoli, di natura mobili e flessibili, quindi corrispondenti all’energia yang.
Questa pratica vuole quindi rilassare i muscoli e stimolare invece il tessuto connettivo, relativamente rigido e quindi di natura yin.

Cyin-yang0on tessuto connettivo si indicano vari tipi di tessuto che hanno in comune la funzione di provvedere al collegamento, al sostegno e nutrimento di altri tessuti dei vari organi.
Secondo la teoria dei meridiani della medicina cinese, il tessuto connettivo ospita i punti d’incrocio dei canali (meridiani secondo la tradizione cinese o nadi secondo quella indiana), attraverso i quali scorre l’energia vitale, detta anche Prana o Chi. Tale flusso energetico rallenta e ristagna, soprattutto attorno alle articolazioni (bacino e parte bassa della schiena, seguito delle ginocchia e le spalle), in mancanza di una corretta attività fisica.

La pratica yin, lenta e consapevole, in cui ogni posizione è mantenuta passivamente molto a lungo, (fino ad oltre venti minuti), applica una tensione ottimale sul tessuto connettivo ed è quindi molto utile per aprire e stimolare il tessuto che si fortifica e si apre dolcemente, creando più spazio tra le articolazioni, migliorandone il movimento e rendendole più salde, stabili e forti. In questa maniera si agisce, invece che sul singolo muscolo, sulle catene muscolari. Questa metodologia di allungamento permette, tra l’altro, di eliminare i “compensi” che il corpo crea nel momento in cui viene stirato. Riusciamo così a  migliorare in maniera reale la flessibilità e incrementare di conseguenza il flusso energetico.

A livello più sottile, sebbene le posizioni siano tenute in maniera passiva, vi è una fatica reale nel mantenerle poiché, per essere efficace, si dovranno eliminare tutti i compensi che il corpo crea per non sentire dolore. È quindi  importante respirare profondamente, per fare sì che il diaframma si muova in maniera fisiologica.
Non è un caso che questa pratica sia molto vicina alla meditazione più pura, molto più delle versioni dinamiche di yoga. La mente non è sempre portata verso un nuovo asana, verso un nuovo movimento e deve così imparare a restare calma e in osservazione senza perdersi in pensieri, per riuscire a rimanere nel qui ed ora. Respiro dopo respiro, riusciamo così a rilassare il corpo e le sue tensioni. Tensioni che mai risiedono solamente nel corpo.

Sarvângâsana, i benefici

Dopo aver parlato dei lati più “esoterici” di Sarvângâsana, ora è la volta di parlare dei suoi benefici a livello prettamente fisico.
Sicuramente si tratta di una delle asana più approfondite, studiate ed amate.
B. K. S. Iyengar afferma che la sua importanza non potrà mai essere lodata abbastanza ed arriva perfino a definirla una della grazie più grandi lasciate in eredità al genere umano dagli antichi yogi.

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Variazione di Sarvangasana – Urdhva Padmasana

Questa posizione elimina ogni ristagno di sangue venoso nelle gambe e negli organi addominali, previene la formazione di varici, migliora la digestione e pone rimedio alla stitichezza ed ai disturbi orinari; esercita inoltre una notevole stimolazione della tiroide – che risulta abbondantemente irrorata di sangue arterioso – del timo, dell’ipofisi e dell’ipotalamo, con l’effetto di correggerne eventuali alterazioni e regolarizzare il metabolismo corporeo.

Il viso ed il cervello ricevono un’abbondante ossigenazione contribuendo ad eliminare gli spasmi vascolari responsabili di svariate encefalopatie e di molti comuni mal di testa; la calma che deriva da questa postura aiuta ad attenuare stati di ansia ed insonnia.

Con una corretta esecuzione vengono temporaneamente annullati gli incurvamenti fisiologici della colonna vertebrale, correggendo in tal modo lievi difetti di statica generale e portando benefici in caso di ernia del disco.

Infine, la particolare postura e la pressione del mento sullo sterno impediscono la respirazione clavicolare e limitano quella toracica, favorendo dunque una respirazione diaframmatica; inoltre il peso dei visceri agevola l’espirazione e dona nuova elasticità al diaframma: Sarvângâsana ha dunque effetti positivi su alcune forme di asma, bronchiti e disturbi della gola.

Sarvângâsana, etimologia ed esoterismo

Sarvângâsana è comunemente conosciuta come la candela. Sebbene non sia menzionata nell’Hatha Yoga Pradipika, uno dei testi fondamentali nello yoga, questa è un’asana fra le più importanti in vari stili di yoga. Lascio quindi la parola ad uno dei pionieri dello yoga in Europa, Andrè Van Lysebeth, con una breve spiegazione riguardo all’etimologia del nome e qualche curiosità sulle sue implicazioni esoteriche 🙂
«Sarvâ in lingua sanscritas-sarvangasana-bks significa “tutto, tutti” e ângâ “membra, parti”.
Alcuni autori la traducono come “posizione per tutte le parti del corpo”. La traduzione potrebbe essere giustificata poiché Sarvângâsana agisce su tutto il corpo stimolando la tiroide, ma in questo caso anche molte altre asana meriterebbero questa definizione. Perché gli yogi avrebbero dunque favorito Sarvângâsana?
Diciamo con Alain Daniélou che Sarvângâsana è l’ellissi di sarvâângâuttàna-āsana (sarvâ= tutto, ângâ=membra, uttàna=alzato), dunque la traduzione letterale è “posizione in cui tutte le membra sono sollevate” e questo la rende diversa da tutte le altre posizioni.
[…] Questa asana deve i suoi principali effetti alla posizione capovolta del corpo, allo stiramento della nuca e alla stimolazione del ghiandola tiroide per la pressione che il mento esercita sullo sterno.
[…] Ora approfitteremo dell’occasione per parlare brevemente del suo aspetto esoterico. Gli orientali, compresi gli yogi, ammettono l’esistenza di correnti positive e negative (Yin e Yang dei cinesi), affermando che un flusso di energia cosmica discende dal cielo verso la terra. Quindi nella posizione in piedi l’uomo ne è attraversato verticalmente dall’alto in basso. Nelle posizioni capovolte questa energia scorre e agisce in senso opposto, ripristinando l’equilibrio nell’essere umano, l’unico a stazione eretta e che quindi è percorso in tutta la sua lunghezza dalle radiazioni cosmiche.
Questo spiega anche le raccomandazioni degli yogi sul mantenere la colonna vertebrale rigorosamente diritta e verticale durante il prāṇāyāma e la meditazione.
Che cosa pensare di queste “correnti”? Che cosa dice la scienza occidentale? Tutti i fisici, tutti i meteorologi, tutti gli scienziati sanno che la superficie terrestre (troposfera) ha una carica negativa e che l’alta atmosfera (litosfera) ha una carica positiva. La bassa atmosfera in cui viviamo è dunque compresa in un campo elettrostatico orientato approssimativamente dall’alto in basso, il cui gradiente di potenziale può raggiungere per ogni metro cubo 100-150 volt e oltre.
Se consideriamo che i fenomeni vitali, in particolare quelli legati all’attività nervosa e cerebrale, sono di natura elettrica e che gli elettroliti nelle cellule sono dei veri e propri operai della vita, possiamo ammettere che questa corrente esercita un’importante influenza su tutti gli stessi fenomeni vitali.
[…] Il dott. J. Belot ha scritto: “Quando consideriamo la vita alla luce della biofisica constatiamo sempre che i fenomeni elettrici sono alla base di qualsiasi vita cellulare. Dobbiamo quindi concludere che la vera essenza della vita è di natura elettrica”.
Questa conclusione giustifica ampiamente l’interpretazione esoterica degli effetti delle posizioni capovolte. I grandi Rishi (saggi) dell’antica India hanno percepito questi fenomeni sottili e le loro teorie hanno ricevuto una conferma dalle scoperte della scienza odierna.
Citiamo la spiegazione di Yesudian: “Questa āsana genera molti benefici a tutto l’organismo, a tal punto che ognuno dovrebbe praticarla diverse volte al giorno. I suoi effetti straordinariamente benefici provengono in parte da ciò che riceviamo come corrente contraria. È noto che la terra emette correnti negative, mentre lo spazio universale ci invia correnti positive. Nella posizione normale, retta, riceviamo correnti negative dai piedi e correnti positive dalla testa. Nelle posizioni capovolte avviene il contrario. La ragione del loro grande valore terapeutico risiede proprio nella posizione capovolta del corpo.”
Diciamo infine che Sarvângâsana procura quasi tutti i benefici della posizione capovolta sulla testa ed è una posizione assai più comoda.»
Tratto da:
Imparo lo Yoga, di Andrè Van Lysebeth

 

Fatti una bella doccia fredda!

Da un annetto oramai, complice uno studio del metodo Wim Hof, eseguo docce fredde o, nei mesi invernali, docce alternate (calde-fredde).

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Wim Hof

Malgrado le risate di molta gente e le perplessità di altri, devo dire che io sono felicissima del risultato e mi sento pronta ora a condividere la mia esperienza.

Sono sempre stata molto freddolosa e posso confermare che non è solo genetica. Una psicologa un po’ atipica con la quale feci un percorso qualche anno fa mi garantì che se mi fossi liberata di certi condizionamenti mi sarei “scaldata” e posso confermare che è vero. Da quando mi sono liberata di certi miei limiti concettuali ho iniziato a stare meglio e sentire meno freddo, sia emozionalmente che fisicamente. Ma il rituale della doccia fredda mi ha comunque aiutata notevolmente ed è stato parte integrante di un cambiamento profondo avvenuto nella mia vita.

Partiamo però dalla base: per quale motivo fare la doccia fredda? Quali sono i benefici di questa “tortura”?

Eccone alcuni:

  • Attivazione del sistema immunitario
    Quando facciamo una doccia fredda il corpo, tentando di scaldarsi, aumenta il tasso metabolico, attivando il sistema immunitario che risponde rilasciando un maggior numero di due particolari tipi di globuli bianchi, i linfociti e i monociti. I primi sono utili per eliminare batteri, virus e tossine mentre i secondi si “nutrono” di materiali estranei e patogeni che attaccano il nostro sistema immunitario
  • Miglioramento della circolazione sanguigna
    Quando è esposto a temperaturebenefits-of-cold-water-bath-for-health2 fredde, il corpo tende ad aumentare la velocità di circolazione del sangue per tenere caldi i nostri organi vitali. Migliorando la circolazione e favorendo la contrazione vascolare, l’acqua fredda aiuta ad evitare la comparsa di vene varicose e aiuta a ridurre quelle già esistenti.
    Un modo interessante per migliorare la circolazione è quello di alternare gettiti di acqua fredda e calda, promuovendo i processi di “vasocostrizione” col getto freddo e vasodilatazione” col getto caldo. Chi soffre di pressione alta o una qualsiasi malattia arteriosa dovrebbe comunque parlare col medico di fiducia prima di provare questa “terapia”.
  • Miglioramento del movimento del sistema linfatico
    Il sistema linfatico trasporta i prodotti di scarto ed i globuli bianchi che gestiscono le infezioni, ma a differenza dei vasi sanguigni, esso non riceve l’aiuto esterno di un “motore” che pompa la linfa, come accade invece fra sangue e cuore. Il movimento della linfa si affida alla contrazione dei muscoli. Le docce fredde stimolano la contrazione di tutto il corpo dando una bella spinta al nostro sistema linfatico
  • Regola la temperatura interna del corpo
    Le docce fredde scatenano una delicata forma di stress, la quale aumenta la produzione interna di calore corporeo (termogenesi), che a sua volta attiva vari sistemi adattativi di riparazione del corpo.
  • Accelerazione del metabolismo e crescita del grasso “buono”shower
    Ebbene sì, abbiamo due tipi di grasso corporeo! In genere il tessuto adiposo bianco è quello che va ad accumularsi attorno all’addome e che immagazzina tutte le calorie che assumiamo in eccesso. È per questo che viene chiamato “cattivo“. Le cellule del tessuto adiposo bruno, invece, sono utilizzate per la generazione di energia e quindi non accumulate. È per questo che il tessuto adiposo bruno è il grasso “buono”.
    Ora, l’esposizione al freddo stimola la naturale produzione di grasso “buono”. Queste cellule, cercando di riscaldare il corpo il più possibile, bruciano glucosio e aumentano il metabolismo.
    Ma non solo, velocizzeremo in generale le reazioni chimiche nel nostro corpo, rendendo più efficienti i processi interni del nostro corpo. Il peso scenderà e la crescita e la riparazione muscolare verrà accelerata.
  • Miglioramento del respiro, della concentrazione e alleviamento dello stato depressivo
    All’inizio fare in una doccia fredda sembrerà un’ardua battaglia. Questo però può diventare un ottimo esercizio per mantenere la calma e scoprire le potenzialità spesso sconosciute della respirazione. Il mio consiglio è di iniziare ad aprire il getto, respirare lentamente e profondamente e poi iniziare ad “assaporare” l’acqua mantenendo la concentrazione sul respiro. Più rilassato e profondo il respiro, meno scioccante l’impatto con l’acqua. Vedrete che ci si abitua abbastanza presto e in più, così, stimoleremo anche la noradrenalina e di conseguenza il “punto blu” del cervello, che si pensa sia molto utile per contribuire ad alleviare la depressione. Infatti la doccia fredda può sicuramente eccitare e rinvigorire il nostro corpo: il cuore inizia a pompare, l’afflusso velocizzato del sangue ci aiuta a svegliarci e a ridurre lo stress.
  • Miglioramento della pelle e dei capelli
    L’acqua fredda contribuisce anche alla disintossicazione, favorendo la spremitura delle tossine ed i prodotti di scarto della pelle attraverso la chiusura di cuticole e pori, impedendo loro di intasarsi e riducendo così le imperfezioni.
    Questa disintossicazione rende la pelle più pulita e giovane. Inoltre chiudendo le cuticole, la doccia fredda rinforza i capelli e ne previene la caduta.

Certo, bisogna avere un po’ di forza di volontà ma vi assicuro che, secondo la mia esperienza, i benefici sono talmente tanti da compensare di gran lunga il trauma iniziale!
Un buon momento per iniziare può essere questa fine d’estate torrida! Io per agevolare la mia forza di volontà ho spento lo scaldabagno da maggio. Me lo sono un po’ imposta, niente doccia calda almeno fino a ottobre.
Ma senza arrivare a queste prove che potrebbero sembrare esagerate, potete sempre iniziare partendo da un getto caldo, poi piano piano spostarlo verso il tiepido e infine sul freddo, anche per poco per poi tornare al caldo. Iniziare a eseguire getti alternati è sicuramente una maniera flessibile e meno invasiva che vi porterà comunque e gradualmente ad abituare sia il vostro corpo che la vostra volontà ; )