La paura vista da Yogananda

La paura è un veleno mentale, a meno che non venga usata come antidoto, ovvero come stimolo per agire con calma e cautela. La paura attira a sé gli oggetti della paura, come fa una calamita con i pezzi di ferro.

La paura intensifica e ingigantisce la nostra sofferenza fisica e le agonie mentali, fino a centuplicarle. È distruttiva per il cuore, il sistema nervoso e il cervello. È distruttiva per l’iniziativa mentale, il coraggio, la capacità di giudizio, il buon senso e la forza di volontà. La paura oscura la sicurezza e il potere dell’anima che tutto conquistano.

Dinanzi alla minaccia del male, non soffocare i tuoi poteri mentali creativi con la paura. Sfrutta piuttosto la paura come stimolo per trovare soluzioni pratiche e per evitare il pericolo.

Quando qualcosa ti minaccia, non rimanere inerte: fa’ qualcosa, chiamando a raccolta con calma le forze della tua volontà e del tuo giudizio.

La paura del fallimento o della malattia viene alimentata di continuo dal pensiero delle cose terribili che potrebbero accadere, finché la paura non si radica nel subconscio e infine nel superconscio. I semi della paura germogliano e riempiono la mente con le piante della paura che, a loro volta, portano i velenosi frutti della paura.

Se non sei capace di rimuovere l’ossessione del fallimento o della malattia, distrai la mente concentrando l’attenzione su libri interessanti e avvincenti, o persino su innocue forme di divertimento. Dopo che la mente avrà dimenticato l’ossessione della paura, incoraggiala a scoprire e a estirpare le cause del fallimento e della malattia dal terreno della tua vita quotidiana.

Non temere le malattie o gli incidenti, se ne sei stato vittima. Piuttosto, devi temere la paura, perché essa crea la consapevolezza delle malattie e degli incidenti. Se questa consapevolezza diventerà abbastanza forte, finirai per attirare proprio le cose che più temi. D’altro canto, il coraggio le terrà inevitabilmente lontane, o come minimo ne ridurrà la forza.

Uccidi la paura, rifiutandoti di aver paura. Sappi che sarai sempre al sicuro dietro i baluardi dell’eterna sicurezza di Dio, anche se navigherai nei tumultuosi mari della sofferenza o troverai la morte che bussa alla tua porta. I raggi protettivi di Dio possono dissipare le minacciose nubi delle catastrofi, acquietare le onde delle tribolazioni e mantenerti al sicuro, sia che tu ti trovi in un castello o sul campo di battaglia della vita, sotto il fuoco incrociato dei proiettili delle difficoltà.

Quando arriva la paura, tendi tutto il corpo e poi rilassati, espirando diverse volte. Accendi la corrente elettrica della calma e della rilassatezza. Aziona il tuo motore mentale e alimentalo attivamente con la vibrazione della volontà. Poi, imbriglia la forza di volontà agli ingranaggi del buon giudizio e di una cautela scevra d’ogni paura: fa’ girare di continuo questi meccanismi per produrre idee concrete, in modo da poter sfuggire all’imminente calamità specifica.

Se indulgi mentalmente nella paura, finirai per creare un’abitudine subconscia alla paura stessa. Allora, quando un evento qualsiasi sconvolgerà la tua regolare routine, l’abitudine subconscia alla paura si affermerà e ingigantirà l’oggetto dei tuoi timori, paralizzando la volontà della mente cosciente di combattere la paura.

Poiché sei stato fatto a immagine di Dio, hai tutti i poteri e le potenzialità di Dio. È sbagliato pensare che le tue tribolazioni siano più grandi della tua natura divina. Ricorda: non ha importanza quali siano le tue prove, non sarai mai troppo debole da non riuscire a sconfiggerle. Dio non permetterà mai che tu venga messo alla prova oltre le tue forze.

La paura non dovrebbe produrre l’inerzia, la paralisi o lo scoraggiamento mentale. Al contrario, dovrebbe spronarti alla calma e ad agire con cautela, evitando allo stesso modo l’imprudenza e l’insicurezza.

Sradica la paura dal tuo intimo, concentrandoti intensamente sul coraggio e spostando l’attenzione sull’assoluta pace interiore. Frequenta persone sane e prospere, che non temono la malattia né il fallimento.

20 Giugno, Giornata internazionale dello yoga

Non sono una fan delle “giornate dedicate a” e oggi, giornata dedicata allo yoga, non ho fatto niente di ché per festeggiarla o onorarla.

Come non faccio nulla per la giornata internazionale del rifugiato, che ho scoperto essere proprio il giorno prima di quella dello yoga, il 20 giugno. Non sono contraria di per sé a queste giornate, a queste dediche. Purtroppo però, come la troppa informazione rischia di togliere empatia e compassione, temo che anche queste giornate, essendo troppe e troppo vicine le une alle altre, rischino di passare velocemente nel dimenticatoio, proprio per la frenesia che si ha nel ricordarle, scriverne, fotografarle e poi metterle nel cassetto.
Però ripensandoci, oggi a mio modo ho ringraziato lo yoga.
Stamattina, come quasi sempre, alle 5.50 mi sono svegliata e sono andata a sedermi per il pranayama. Vera, la mia grande, si è svegliata come spesso capita con me e si è messa vicina, sdraiata su una coperta di yoga, in quella che lei chiama la cuccia. Oramai sa che la mamma fa pranayama e medita, quindi se mi parla e non le rispondo perché sono in ritenzione o sto meditando, non si lamenta, sa che quando potrò le risponderò.
Sta in silenzio, un po’ si lascia coccolare dalla mia mano che intanto la carezza, a volte si annoia visibilmente, altre sta con gli occhi aperti e chissà cosa pensa. Magari a volte sta in silenzio e basta, chi lo sa.
Ecco, questa per me è la dedica allo yoga. Un augurio per le generazioni future, per un maggiore ascolto, un maggior silenzio. E la foto per la giornata ha sempre come modella Vera, in adho mukha svanasana quando aveva due anni. Che, diciamocelo, le viene proprio bene 🙂

La parola a Yogananda

Esci dalla confinata dimora delle tue limitazioni. Inspira l’aria fresca dei pensieri vitali. Espira i pensieri velenosi dello sconforto, dell’infelicità o della disperazione. Non suggerire mai alla tua mente le limitazioni umane di malattia, vecchiaia o morte, ma ripeti a te stesso: “Io sono l’Infinito, che si è fatto corpo”.

Fai lunghe passeggiate mentali sul sentiero della sicurezza di sé. Esercitati con gli strumenti del giudizio, dell’introspezione e della creatività. Banchetta in abbondanza con il pensiero creativo, tuo e degli altri.

Soprattutto, coltiva l’abitudine alla meditazione: è l’interruttore interiore che puoi accendere per collegarti all’infinito. Concentra l’attenzione sugli effetti della meditazione mantenendoli a lungo. Così facendo, scoprirai di avere una riserva energetica nel corpo, nella mente e nell’anima. Se terrai sempre bene in mente gli effetti pacifici della meditazione, se sentirai l’immortalità del corpo e percepirai l’oceano della beatitudine divina al di sotto delle onde mutevoli delle esperienze, la tua anima troverà il rinnovamento perpetuo.

Tu sei divino, devi solo averne consapevolezza. Devi guardare dentro di te. Dietro l’onda della tua consapevolezza c’è il mare della presenza di Dio. Rivendica il tuo diritto di nascita divino. Dèstati, e contemplerai la gloria di Dio.

Il gatto che si tira la coda

 Cat pulling its tail

Il gatto che si tira la coda è una posizione dello yin yoga che, essendo veramente piacevole e secondo me molto benefica, ho deciso di proporre anche nella pratica yang, in modo che tutti possano sentirne l’effetto. 

É una posizione che si può adattare facilmente e può risultare anche dolce, soprattutto se si rimane su col busto appoggiandosi col gomito a terra. Nella versione sdraiata la posizione diventa una torsione con estensione della colonna e può risultare più ostica poiché molti non riescono ad allargare le gambe.

A livello fisico, comprime in modo dolce la parte bassa della schiena distendendo la zona lombo sacrale e, se si sente la torsione, allora anche la cassa toracica è stimolata. Apre inoltre i quadricipiti e i flessori delle anche.

Cat pulling its tail, versione più semplice

A livello più yin, stimola i meridiani di Stomaco e Milza e di Vescica e Reni per la parte della colonna arcuata e in torsione.

A me piace molto proporla perché permette di respirare in maniera molto rilassata e devo dire che ho potuto riscontrare lo stesso piacere nei miei allievi, che ogni volta che arrivano a questo punto della sequenza sono già contenti. 

Quando la si pratica nello yin yoga, la faccio tenere anche 5, 6 minuti senza problemi.

Provare per credere!

 

La respirazione del timo, un semplice gesto per un grande aiuto

La respirazione del timo è un tipo di respirazione molto semplice, alla portata di tutti e che porta grandi benefici. Nella nuova sequenza la eseguiamo all’inizio della pratica, proprio per stimolare questa ghiandola e il sistema linfatico, di cui essa fa parte e al quale è dedicata la sequenza di questi mesi.

La ghiandola del timo si trova dietro allo sterno e davanti al cuore e gli ormoni che produce agiscono in particolare sullo sviluppo dello scheletro e della muscolatura, sul cuore e sui vasi sanguigni, sull’apparato genitale e su altre ghiandole endocrine, tra cui la tiroide. Inoltre il timo interviene anche nella produzione di alcune cellule linfatiche del sangue. Questa piccola ghiandola svolge un ruolo molto importante nell’accrescimento corporeo nei primi anni di vita e influenza lo sviluppo sessuale. 

La tecnica della respirazione del timo è molto facile e principalmente si basa sul picchiettare lo sterno con i nostri polpastrelli per produrre delle vibrazioni capaci di stimolare la maturazione e quindi il rilascio dei globuli bianchi. Questo gesto è anche utile a rallentare l’atrofia della ghiandola: il timo infatti raggiunge il suo apice nella pubertà, quando arriva a pesare circa 20-35 grammi, quindi inizia un processo involutivo durante il quale la massa ghiandolare viene lentamente sostituita dal tessuto adiposo, anche se non scompare mai completamente. Pensate che nell’anziano arriva a pesare appena 7 grammi. Si teorizza che questo capiti negli esseri umani proprio poiché perdono l’istinto di stimolare regolarmente la ghiandola. 

È probabile che questa respirazione sia stata ispirata dall’osservazione dei gorilla e dalla loro necessità di martellarsi il petto nei momenti di stress estremo o quando stanno per essere coinvolti in una battaglia: entrambe le situazioni infatti richiedono una stimolazione della ghiandola del timo che li aiuti ad aumentare l’energia, rilasciare la paura e preparare il sistema immunitario ad eventuali infortuni. 

Questa respirazione agisce su più livelli: ad un livello fisico stimola il timo, di conseguenza anche il nostro sistema immunitario e pulisce i polmoni; ad un livello più sottile stimola anahata chakra, il quarto centro cerebrospinale, connesso al nostro cuore. 

Come funziona praticamente: per praticare questa respirazione ci si mette seduti in una posizione comoda e si prende una bella inspirazione. Mantenendo una ritenzione a polmoni pieni si inizia a picchiettare la zona dello sterno ed eventualmente anche il torace. Quando la necessità di espirare arriva, con la base del pollice si picchietta ripetutamente lo sterno espirando con la bocca aperta vocalizzando la vocale A. Conclusa l’espirazione, si rimane un po’ in ascolto del respiro e del proprio corpo e poi si ripete. Io consiglio un ciclo di tre volte, in modo da ottenere un buon effetto.

Buona stimolazione del timo a tutti!

Sistema linfatico e yoga

Essendo oramai giunti a maggio, era il momento di cambiare la sequenza e così mi sono lasciata ispirare dal sistema linfatico, che particolarmente con l’arrivo del caldo può venir messo a dura prova.

Il sistema linfatico è molto affascinante quanto spesso  sottovalutato. Non di rado lo si ritiene semplicemente un fratello minore del sistema cardio circolatorio, principalmente conosciuto e temuto per poter causare, in caso di funzionamento scorretto, cellulite e pelle a buccia di arancia come anche edemi. Ma il sistema linfatico è molto di più. Esso svolge principalmente tre funzioni:difensiva a livello immunitario, di assorbimento dei grassi e di riequilibrio e redistribuzione dei fluidi.

Possiamo immaginarlo come una fitta rete stradale che percorre il nostro corpo, con delle aree di sosta, svincoli di scambio, ma anche vicoli ciechi. Esso è costituito da ghiandole, da vasi e da linfonodi.
La milza, le tonsille, le adenoidi e anche il timo rientrano nel circuito del sistema linfatico.
In questa rete che percorre il nostro corpo, scorre la cosiddetta linfa, un fluido extra-cellulare, proveniente dai capillari e facente parte del liquido sanguigno pompato dal cuore, che quando accede ai vasi linfatici prende appunto il nome di linfa.

Una delle posizioni della nuova sequenza

Attraverso il sistema linfatico il nostro corpo convoglia tossine e materiali di scarto dalla periferia agli organi deputati alla depurazione. Esso sale dai piedi fino alla testa ma non ha un sistema di pompaggio come il sistema cardio circolatorio e si affida invece ai muscoli: sono essi con il loro movimento a garantire lo scorrere della linfa. Per questa ragione l’attività fisica è una sua grande alleata!

Il caldo, gli scompensi ormonali, una dieta non particolarmente equilibrata possono favorire un suo ridotto funzionamento ed essere tra le cause di una cattiva circolazione.

L’inguine è un’altra parte del corpo che vogliamo stimolare quando lavoriamo sul sistema linfatico

Nella sequenza di questi prossimi mesi lavoreremo in una prima parte proprio a risvegliare il corpo muovendolo in sincronia col respiro e nella seconda in particolare porteremo l’attenzione sui punti dove si trovano i linfonodi, quindi collo, ascelle, inguine, torace e addome.

Buon maggio a tutti!

Suptavajrasana, la posizione del diamante dormiente

Suptavajrasana nella sua versione classica stimola particolarmente il meridiano di Stomaco

Suptavajrasana è una posizione che si può tenere sia nella pratica di yoga più dinamica che nello yin yoga. Supta vuol dire supino, disteso o dormiente, mentre vajra significa diamante e quindi è chiamata posizione del diamante dormiente.

Il primo approccio può essere abbastanza intenso, per questo è sempre bene provare a praticarla con un bolster o, in mancanza di questo, di tanti cuscini o coperte abbastanza pesanti.

Suptavajrasana ha moltissimi benefici: ottima se praticata prima del pranayama o di asana che richiedono un inarcamento all’indietro, facilita inoltre la digestione dopo i pasti e può dare sollievo alle gambe dopo ore in piedi o in cammino.

Con il sostegno di un bolster la posizione diventa molto più appropriabile e comodo per essere tenuta a lungo

Questa posizione calma la mente perché apre l’addome e il torace, permettendoci di respirare in maniera più profonda e consapevole. In Suptavajrasana vengono stirati alcuni punti importanti nell’agopuntura che stimolano il meridiano dello stomaco, rendendo questa posizione un buon rimedio all’indigestione o ai disturbi dello stomaco. Quando la schiena è ben sostenuta, può essere anche un valido aiuto durante la gravidanza per alleviare le classiche nausee mattutine. 

I suoi benefici non si fermano qui, perché questa posizione allunga i muscoli estensori della gamba e il muscolo psoas che connette il tronco e le gambe in profondità, riducendo la fatica e la pesantezza causate dall’iperestensione o dal restare in piedi a lungo. Riduce anche la tendenza alle vene varicose e l’edema negli arti inferiori. Sebbene per chi abbia lesioni alle ginocchia o alle caviglie non sia adatta, può essere molto benefica anche per queste articolazioni perché le apre e le fortifica, favorendo un inarcamento sano.

Suptavajrasana nella variazione con i piedi aperti esternamente stimola maggiormente il meridiano i milza

Ho sperimentato con una mia allieva che può aiutare ad attenuare i dolori dell’artrite. L’importante è sempre eseguirla nella maniera giusta, con dei buoni supporti e, se possibile, rimanerci un po’ di tempo (anche 10 minuti).

Se praticata bene, aiuta molto a calmare la mente e regola il ritmo sonno-vegllia, eliminando i principali disturbi del sonno. Proprio per questo la propongo spesso durante le lezioni di yin yoga, sia per stimolare l’elemento terra (e quindi lo stomaco), sia per rilassare la mente.

Suptavajrasana può aiutare anche ad attenuare i disturbi dell’asma, del raffreddore e le allergie, così come il mal di testa.

Come tutte le posizioni inarcate, infine, quest’asana può donarci un pieno di energia.

Buona pratica a tutti!

Un esperimento sul saper cogliere la bellezza

Un violinista nella metropolitana, una storia vera. Un uomo si mise a sedere in una stazione della metro a Washington DC ed iniziò a suonare il violino; era un freddo mattino di gennaio. Suonò sei pezzi di Bach per circa 45 minuti. Durante questo tempo, poiché era l’ora di punta, era stato calcolato che migliaia di persone sarebbero passate per la stazione, molte delle quali sulla strada per andare al lavoro. Passarono 3 minuti ed un uomo di mezza età notò che c’era un musicista che suonava. Rallentò il passo e si fermò per alcuni secondi e poi si affrettò per non essere in ritardo sulla tabella di marcia. Alcuni minuti dopo, il violinista ricevette il primo dollaro di mancia: una donna tirò il denaro nella cassettina e senza neanche fermarsi continuò a camminare. Pochi minuti dopo, qualcuno si appoggiò al muro per ascoltarlo, ma l’uomo guardò l’orologio e ricominciò a camminare. Quello che prestò maggior attenzione fu un bambino di 3 anni. Sua madre lo tirava, ma il ragazzino si fermò a guardare il violinista. Finalmente la madre lo tirò con decisione ed il bambino continuò a camminare girando la testa tutto il tempo. Questo comportamento fu ripetuto da diversi altri bambini. Tutti i genitori, senza eccezione, li forzarono a muoversi. Nei 45 minuti in cui il musicista suonò, solo 6 persone si fermarono e rimasero un momento. Circa 20 gli diedero dei soldi, ma continuarono a camminare normalmente. Raccolse 32 dollari. Quando finì di suonare e tornò il silenzio, nessuno se ne accorse. Nessuno applaudì, né ci fu alcun riconoscimento. Nessuno lo sapeva ma il violinista era Joshua Bell, uno dei più grandi musicisti al mondo. Suonò uno dei pezzi più complessi mai scritti, con un violino del valore di 3,5 milioni di dollari. Due giorni prima che suonasse nella metro, Joshua Bell fece il tutto esaurito al teatro di Boston e i posti costavano una media di 100 dollari. Questa è una storia vera. L’esecuzione di Joshua Bell in incognito nella stazione della metro fu organizzata dal quotidiano Washington Post come parte di un esperimento sociale sulla percezione, il gusto e le priorità delle persone. La domanda era: “In un ambiente comune ad un’ora inappropriata: percepiamo la bellezza? Ci fermiamo ad apprezzarla? Riconosciamo il talento in un contesto inaspettato?”. Ecco una domanda su cui riflettere: “Se non abbiamo un momento per fermarci ed ascoltare uno dei migliori musicisti al mondo suonare la miglior musica mai scritta, quante altre cose ci stiamo perdendo?”

La Primavera e l’elemento Legno

L’ideogramma “mu”, Legno, rappresenta un albero ben radicato (i tratti a destra e sinistra sono le radici), che si erige in alto col proprio tronco e con tutta la vitalità dei propri rami.

La primavera in medicina cinese è rappresentata dall’elemento Legno, i cui organi collegati sono Fegato e Vescicola Biliare, o più comunemente chiamata cistifellea.

Possiamo vedere questo elemento come il seme che contiene tutto il potenziale per diventare un grande, maestoso albero. Pensate al lavoro della natura in primavera: germinazione, boccioli, fioritura, l’erba che cresce velocissima. Non a caso Legno, associato all’uomo, rappresenta l’infanzia e quindi la crescita, l’entusiasmo, l’apertura. 

Il Fegato, nella visione confuciana, è il generale che sceglie la strategia, mentre Vescicola Biliare ha il ruolo di ufficiale imparziale che prende le decisioni.
Quando i due organi sono in equilibrio, ci donano una chiara visione per poter scegliere quale strada prendere e ci danno la possibilità di poterci realizzare guardando ad un futuro non totalmente immaginario, ma realistico e “studiato” in base alle nostre capacità odierne.

In caso di deficit avremo codardia e mancanza di visione e fiducia in se stessi, mentre  in caso di eccesso, avremo rabbia, frustrazione e incapacità di confrontarci in maniera costruttiva con le nostre emozioni e di conseguenza con i nostri bisogni. Se si hanno dei bambini è molto facile vedere l’impulso del fegato: toglietegli la fiducia in se stessi, sottostimateli e avrete un perfetto esempio di deficit; impeditegli di fare qualcosa cui lui tiene molto e avrete un ottimo esempio di eccesso.

Percorso del meridiano di Fegato

Percorso del meridiano di Vescicola Biliare

Non è un caso che il fegato governi la vista: ci vuole una buona visione d’insieme e al contempo uno sguardo attento e netto per fare la giusta mossa. Il detto “non ci vedo più dalla rabbia” esprime veramente un aspetto di quest’organo. Avete notato che molto spesso i fastidi agli occhi avvengono principalmente in primavera? Ma non ci fermiamo qui: quando è notte, il fegato sposta l’attenzione dagli occhi al sogno, la visione interna, e  sogni agitati spesso parlano di un fegato in sofferenza.

A livello nutritivo, è il momento di mangiare più verdure amare per pulirci, nutrire il sangue e risvegliarci dall’inverno, permettendo al fegato di funzionare al meglio in una stagione dove gli sta già domandando tanto.

Upavishta Konasana, ottima posizione per Fegato

Con lo yoga possiamo lavorare sui meridiani di Fegato e Vescicola Biliare, quindi ad esempio con gli allungamenti del costato e con le aperture delle anche. In generale, aprirsi alla vita che si rinnova è la medicina migliore!

Vi lascio con un brano tratto dal Suwen che descrive benissimo la primavera e alcuni aspetti dell’elemento Legno:

“I tre mesi della primavera donano sviluppo e varietà. Il cielo e la terra generano vita; le innumerevoli cose fioriscono.
Va a letto tardi e alzati presto. Attraversa il cortile a passi ampi, i capelli sciolti e il corpo rilassato, e in questo modo dirigi la tua mente sulla vita. 
Fare nascere e non uccidere, dare e non togliere, ricompensare e non castigare, questa è la via per vivere in armonia con il qi della primavera e nutrire la vita”.

Buona primavera a tutti!

Un po’ di noia, per favore!

Più o meno un anno fa la mia insegnante di alimentazione energetica ha detto una frase che era destinata a diventare una mia citazione.

Parlavamo dello yin, del lato inconscio, materico, associandolo alla sera, al momento in cui i processi di rigenerazione del corpo cominciano. Lo yin chiama il raccoglimento, il riposo, il silenzio e Karin, così si chiama la mia insegnante, facendo l’associazione a come si vive la notte ai giorni nostri, disse una frase stupenda: “Ci si dovrebbe annoiare un po’ di più”. 

In effetti sembra che questa società in cui viviamo faccia di tutto per eradicare la noia: abbiamo stimoli continui, a richiesta e anche senza richiesta. Le luci della città ci confondono, i rumori per chi sta in una grande città impediscono il silenzio e addirittura oramai abbiamo migliaia di possibilità di evasione, sia fisici che virtuali. Per fortuna non è il nostro caso, avendo delle bimbe piccole siamo noi, molto felicemente, a seguire il loro ritmo ben più sano. Però sento molto profondamente questa disconnessione da noi stessi, di cui siamo tutti, chi più chi meno, vittime.

Qualche mese fa sono riuscita a vedere il nuovo film di Zerocalcare, Strappare lungo i bordi e ho sorriso davanti a una scena che credo ricalchi molto bene questa situazione: lui stravaccato sul divano, felicissimo perché può passare una piacevole serata a guardare un film. Accende il pc e cerca su netflix ma non sa cosa scegliere: molti film li ha già visti e molti ancora vorrebbe vederli. Alla fine si fa molto tardi e lui non ha ancora scelto nulla ed è stanchissimo e depresso. 

Siamo tutti più o meno succubi di questo disagio: troppe scelte, troppa informazione, troppo rumore, troppi stimoli, troppe luci. Gli occhi si stancano, il cervello non riposa, il sistema digestivo rallenta. Insomma, il nostro lato yin non viene coccolato e ascoltato e così tutti i suoi processi vengono rallentati. E quando parliamo di yin parliamo di ossa, di rigenerazione, di tutti i processi metabolici ma anche di quiete mentale. Viviamo in una società che sembra prendere in considerazione solo il lato yang, dinamico, veloce, scattante della vita. Tutto il resto è noia. 

Eppure, un po’ di sana noia ci serve. Per questo sono molto grata alla mia insegnante, perché in maniera molto semplice e diretta ha descritto quello che ci manca con una parola che mette paura a tutti. Osservando le persone in giro è incredibile vedere quanto spesso il telefonino venga tirato fuori giusto per scacciare quel breve minuto di attesa alla cassa del supermercato o sul tram o in una sala d’attesa. Non siamo più abituati a stare con noi stessi e meno lo facciamo più ci disabituiamo. 

Dobbiamo essere quindi noi più forti, più saggi, per saper prendere la giusta distanza e poter quindi godere solo del lato bello, che innegabilmente c’è, del progresso. 
Prendiamoci dei momenti di noia, restando in coda semplicemente osservando, ascoltando il contatto dei piedi con la terra, prendendoci del tempo per stare in silenzio. Impariamo a stare qui, ora. Mi sto annoiando? Ne sono poi così sicuro? Non potrebbe essere invece questo perenne movimento a sovraeccitarmi così tanto da rendermi stanco e insoddisfatto?

Buona sana noia a tutti!