Śauca, il primo Niyama

शौचात्स्वाङ्गजुगुप्सा परैरसंसर्गः॥४०॥
Śaucātsvāṅgajugupsā parairasaṁsargaḥ||40||
Śauca fa sì che l’uomo percepisca un sentimento di avversione nei confronti del proprio corpo  e delle sue limitazioni e ciò rende, di conseguenza, il contatto con gli altri assente.||40||

Śauca significa purezza ed è il pshiva_3-1rimo degli niyama.
Questo è certamente uno dei sutra che più spesso dà àdito a critiche e dubbi. In varie traduzioni infatti jugupsā viene proprio tradotto con “disgusto”, quindi disgusto per il proprio corpo.
Leggendo vari commenti agli Yoga Sutra salta subito all’occhio quante differenti interpretazioni ci siano, a seconda dell’insegnante, del traduttore e della “filosofia” yogica che si segue. Metto filosofia tra virgolette perché tutto sommato l’Occidente  ha un po’ troppo snaturato questa pratica rendendo logico e arzigogolato un pensiero che invece, a parer mio, è di base molto più puro e semplice.

Ho deciso di lasciare il commento a questo sutra di Shailendra Sharma, il Guru del mio insegnante, poiché lo trovo più chiaro di molti altri senza cadere però nel banale (altro problema che si riscontra spesso nelle interpretazioni a questi testi).

Traducendo quindi letteralmente il suo commento:

Quando lo yogi sente il bisogno di risalire alle cause della propria nascita e riesce quindi a soddisfare questo desiderio, allora la sua coscienza inizia a elevarsi. Quando, infatti, egli riesce a comprendere le ragioni per cui è venuto al mondo, sviluppa di conseguenza una forte avversione riguardo al rimanere confinato all’interno di una dimensione fisica e alle sue limitazioni.
Quando questo sentimento si manifesta, lo yogi inizia una intensa pratica allo scopo di liberare se stesso e la propria coscienza dalle limitazioni del corpo e, di conseguenza, separare sé stesso dall’associazione con gli altri, finendo quindi per isolarsi.

Śauca viene ulteriormente spiegato nel sutra successivo, che recita:

सत्त्वशुद्धिसौमनस्यैकाग्र्येन्द्रियजयात्मदर्शनयोग्यत्वानि च॥४१॥
Sattvaśuddhisaumanasyaikāgryendriyajayātmadarśanayogyatvāni ca||41||
  Quando la coscienza dell’Io viene sublimata, allora è possibile creare trasparenza d’animo, concentrazione, controllo degli organi nonché capacità di conoscersi più a fondo. ||41||

E ancora il commento di Shailendra Sharma:

La conoscenza della vera natura della propria esistenza si ottiene attraverso solitudine e sopportazione allo scopo di realizzare, e superare, le limitazioni del corpo. In altri termini, il pensiero che si collega alla conoscenza della propria immensità diventa la base attraverso cui tutti gli altri pensieri vengono generati. Mentre realizziamo le limitazioni della sfera fisica, allora capiamo anche la relazione tra mente e corpo, e, di conseguenza, l’uomo realizza che corpo e mente non sono altro che un mezzo attraverso cui la coscienza dell’uomo vive diverse esperienze. Non appena realizzato ciò, si stabilisce un controllo della mente sui sensi, nonché la capacità di risvegliare la propria coscienza sopita e, quindi, risiedere nell’immensità.

Traduzione a cura di Lorenzo Dall’Osso

 


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